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Narrativa

w.u.t.(Winter Urban Tale) U.S.-1998

 

Saggi

Critica a Grelo

 

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Critica a Grelo

L'opera di Grelo occupa uno spazio al confine tra terra e cielo, senza appartenere a nessuno dei due campi. Infatti l'orizzonte non compare mai, situato ad un livello inferiore o superiore, non percepibile. L'abilità del pittore consiste nel catturare lo sguardo dell'osservatore riuscendo a stabilire un rapporto così forte di scambio per mezzo del quale il quadro, o meglio quanto il quadro contiene a fatica, si ancora all'asse d'osservazione rimanendovi come appeso in equilibrio.
Gli oggetti, le nature morte, i fiori, i paesaggi si disancorano dal contesto, che porterebbe in sè il calo nel concreto, per estraniarsi sino ad attingere all'astrazione.
Il colore in questo è strumento insostituibile. Il colore di Grelo ha effetto ipnotico, non rimane sul piano della tela, ma vi galleggia sopra. La liquidità che egli cita in qualche nominazione d'opera è una sostanza quasi tattile che trasforma la materia in senso di fluidità a tre dimensioni.
Nella costruzione dell'opera il pittore non agisce utilizzando il cavalletto e quindi collocandosi assialmente e frontalmemente alla tela, ma dall'alto verso il basso, con l'opera a terra e lui che l'aggredisce da sopra. Il risultato di simile aggressione da più lati è il reale senso di omnidirezionalità del dipinto che, anche privilegiando un senso di lettura, continua a presentare una potenzialità espressiva pluridirezionale.
Con la tecnica originale degli smalti colorati Grelo dipinge manovrando la materia come fosse liquida quasi dipingesse "in fondo al pozzo" -come egli dice- e dando ordine agli strati di acqua perché mandino riflessi alterni della volta celeste che vi si specchia.
La dualità cartesiana separatrice del corpo (la materia) e l'anima (il mistero dei contenuti poetici) è qui totalmente superata. La qualità sensibile delle forme, dei colori, del segno comunicano la verità del quadro come contenuto animato. Soffia, da questi dipinti un impulso vitale come in una lettura animista del creato ove ogni cosa, ogni essenza, ogni coagulo dell'essere, stesse emanando forza, energia, luce, spinta esplosiva. Gli oggetti delle nature morte non trasmettono senso della loro forma, ma della loro essenza; i cachi non sono nella loro sferica rotondità contenuta dalla buccia generosa, ma nella fluida gommosità della loro polpa liquida. I paesaggi non sono nella giacitura dei piani e nello sfondo del cielo, ma sono campi gravitazionali ove le tensioni dello spazio scorrono gravitate o repulse dalla discontinuità degli andamenti. La pittura è arte dello spazio come la pittura è arte del tempo. E il quadro appare subito, interamente presente nel suo essere spazio congelato. Ma in Grelo si manifesta la stessa fase tipica della musica che si svolge nel tempo perché la forza del contenuto vitale, che erompe come energia misterica dal quadro, avviene con un continuum che attiene più al campo del tempo che dello spazio. La citazione di Bergson "la forma non è che un'istantanea presa su una transizione" appare qui come verificata sino in fondo con gli oggetti e le vedute viste e captate in un attimo entro il loro muoversi, maturarsi, crescere, di cui si percepisce il continuum. Nell'"Ampelopsis sull'acqua" le frange dei getti ramificati "non sono", "stanno divenendo" e, sguardo dopo sguardo sono segnati dal pudore del vedere, nell'istante successivo come la ramificazione sia cresciuta. Nel "Luce in fiore" il fiore "ancora non è". Il senso della sua crescita, avvitandosi nello spazio, fa apparire le foglie come gettiti "successivi" lanciati lateralmente a trovare equilibrio per lo sviluppo in altezza. Il tempo (di crescita) e lo spazio (occupato crescendo) si raccordano qui in una unità misterica.
Giovanni Sgrebeni - Volosca, Abbazia 30-02-2001

Dalla Monografia "GRELO", Italy, agosto 2001: " Ci sono due gioie nella vita: vivere una storia d'amore e trovarla dipinta su un quadro". Avendomi la giovinezza già abbandonata da tempo e con essa la possibilità di vivere una storia d'amore che a quella è sempre collegata , sono grata a Grelo per l'occasione, almeno, di una seconda possibilità: trovare la mia "storia d'amore" nelle sue opere. E come è giusto essere eremiti nell'adorazione solitaria dell'amante, altrettanto insostituibile è il gusto elitario che accompagna la contemplazione di un'opera emozionante. Non so dire quale tela sortisca in me tale effetto, ma come, in un tempo remoto, mi lasciavo drogare dai flussi ineffabili della passione, ora abbandono le mie vissute emozioni nell'intangibile bellezza dei suoi colori spontaneamente gettati. E toccandoli, riassaporo memorie che pensavo scomparse.
Cambridge, Boston, 23-01-2001"

 

 

 
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