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Critica
a Grelo |
L'opera di Grelo occupa uno
spazio al confine tra terra e cielo, senza
appartenere a nessuno dei due campi. Infatti
l'orizzonte non compare mai, situato ad un
livello inferiore o superiore, non percepibile.
L'abilità del pittore consiste nel catturare
lo sguardo dell'osservatore riuscendo a stabilire
un rapporto così forte di scambio per mezzo
del quale il quadro, o meglio quanto il quadro
contiene a fatica, si ancora all'asse d'osservazione
rimanendovi come appeso in equilibrio.
Gli oggetti, le nature morte, i fiori, i paesaggi
si disancorano dal contesto, che porterebbe
in sè il calo nel concreto, per estraniarsi
sino ad attingere all'astrazione.
Il colore in questo è strumento insostituibile.
Il colore di Grelo ha effetto ipnotico, non
rimane sul piano della tela, ma vi galleggia
sopra. La liquidità che egli cita in qualche
nominazione d'opera è una sostanza quasi tattile
che trasforma la materia in senso di fluidità
a tre dimensioni.
Nella costruzione dell'opera il pittore non
agisce utilizzando il cavalletto e quindi
collocandosi assialmente e frontalmemente
alla tela, ma dall'alto verso il basso, con
l'opera a terra e lui che l'aggredisce da
sopra. Il risultato di simile aggressione
da più lati è il reale senso di omnidirezionalità
del dipinto che, anche privilegiando un senso
di lettura, continua a presentare una potenzialità
espressiva pluridirezionale.
Con la tecnica originale degli smalti colorati
Grelo dipinge manovrando la materia come fosse
liquida quasi dipingesse "in fondo al pozzo"
-come egli dice- e dando ordine agli strati
di acqua perché mandino riflessi alterni della
volta celeste che vi si specchia.
La dualità cartesiana separatrice del corpo
(la materia) e l'anima (il mistero dei contenuti
poetici) è qui totalmente superata. La qualità
sensibile delle forme, dei colori, del segno
comunicano la verità del quadro come contenuto
animato. Soffia, da questi dipinti un impulso
vitale come in una lettura animista del creato
ove ogni cosa, ogni essenza, ogni coagulo
dell'essere, stesse emanando forza, energia,
luce, spinta esplosiva. Gli oggetti delle
nature morte non trasmettono senso della loro
forma, ma della loro essenza; i cachi non
sono nella loro sferica rotondità contenuta
dalla buccia generosa, ma nella fluida gommosità
della loro polpa liquida. I paesaggi non sono
nella giacitura dei piani e nello sfondo del
cielo, ma sono campi gravitazionali ove le
tensioni dello spazio scorrono gravitate o
repulse dalla discontinuità degli andamenti.
La pittura è arte dello spazio come la pittura
è arte del tempo. E il quadro appare subito,
interamente presente nel suo essere spazio
congelato. Ma in Grelo si manifesta la stessa
fase tipica della musica che si svolge nel
tempo perché la forza del contenuto vitale,
che erompe come energia misterica dal quadro,
avviene con un continuum che attiene più al
campo del tempo che dello spazio. La citazione
di Bergson "la forma non è che un'istantanea
presa su una transizione" appare qui come
verificata sino in fondo con gli oggetti e
le vedute viste e captate in un attimo entro
il loro muoversi, maturarsi, crescere, di
cui si percepisce il continuum. Nell'"Ampelopsis
sull'acqua" le frange dei getti ramificati
"non sono", "stanno divenendo" e, sguardo
dopo sguardo sono segnati dal pudore del vedere,
nell'istante successivo come la ramificazione
sia cresciuta. Nel "Luce in fiore" il fiore
"ancora non è". Il senso della sua crescita,
avvitandosi nello spazio, fa apparire le foglie
come gettiti "successivi" lanciati lateralmente
a trovare equilibrio per lo sviluppo in altezza.
Il tempo (di crescita) e lo spazio (occupato
crescendo) si raccordano qui in una unità
misterica.
Giovanni Sgrebeni - Volosca, Abbazia 30-02-2001
Dalla Monografia "GRELO",
Italy, agosto 2001: " Ci sono due gioie nella
vita: vivere una storia d'amore e trovarla
dipinta su un quadro". Avendomi la giovinezza
già abbandonata da tempo e con essa la possibilità
di vivere una storia d'amore che a quella
è sempre collegata , sono grata a Grelo per
l'occasione, almeno, di una seconda possibilità:
trovare la mia "storia d'amore" nelle sue
opere. E come è giusto essere eremiti nell'adorazione
solitaria dell'amante, altrettanto insostituibile
è il gusto elitario che accompagna la contemplazione
di un'opera emozionante. Non so dire quale
tela sortisca in me tale effetto, ma come,
in un tempo remoto, mi lasciavo drogare dai
flussi ineffabili della passione, ora abbandono
le mie vissute emozioni nell'intangibile bellezza
dei suoi colori spontaneamente gettati. E
toccandoli, riassaporo memorie che pensavo
scomparse.
Cambridge, Boston, 23-01-2001"
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