W.U.T. ( Winter Urban Tale)
U.S. - 1998
Le notti d'inverno sono più lunghe di quelle
estive. Ci sarebbe più tempo per dormire. Invece
la sconosciuta stava riversa sul letto con la
schiena nuda illuminata dalla derisione della
luna e gli occhi sbarrati. Le pupille dilatate
per cercare il buio. Avrebbe sognato perpetuare
il sonno per secoli , cosicché al suo risveglio,
per anaciclosi, tutti quelli che le circondavano
, spinandola, l'esistenza , si sarebbero dileguati,
sotto l'effetto di una naturale cremazione coscienziale.
E stare nella sua inumana solitudine altezzosa.
Ma poiché ciò non era possibile , rimaneva immersa
nella sua incapacità di abbassare le palpebre
e cedere a folli sonni. Non le importava di
quale specie, purché la facessero cadere , al
risveglio, nell'illusione di amare un sogno.
Questo , dopo essere svanito, le avrebbe lasciato
sulla gola il dubbio su quale fosse il confine
liquido fra realtà e non. E poi ancora l'interrogativo:
cosa scegliere?
SOGNO- REALTA'-ENTRAMBI
Correvano tutti e tre insieme e si asciugavano
come cera sul suo petto, in un amaro stato di
grazia. La sconosciuta si alzò dal letto e con
naturalezza , senza alcun velo ( lo so) attraversò
lo schermo liquido dello specchio che la spiava.
Come al solito, trova correttamente quello che
ha lasciato dall'altra parte . Ma lo specchio
è nella sua camera da secoli, per cui oltre
ad esserci le stesse identiche cose prima del
perforato liquido, c'è una polvere, mai prima
presente, che le impedisce di respirare. La
polvere è così tanta che fa tornare in mente
la nebbia, in gennaio,( è gennaio, ora!) agli
incroci di vastissime strade, in metropoli sconfinate,
gelide e meravigliose a scoprirsi, fra le dite
di un'illusione che si autoalimenta nei tratti
di suicidio interiore. Sembra che decine di
fantasmi fumino in quella stanza col desiderio
di non averlo fatto anche nell' "altra". Esce
e comincia a percorrere un lungo corridoio (
ti stai perdendo). Ma non smarrisce l'orientamento
e prosegue. Il marmo freddo del pavimento le
provoca brividi silenziosi. Accenna un leggero
tremore ma seguita sulla scacchiera. S'arresta
davanti ad una porta. E' socchiusa ed entra.
Trova l'affezionato sconosciuto di sempre, riverso
sul letto con la schiena nuda illuminata dalla
derisione della luna e gli occhi sbarrati. Le
pupille dilatate per cercare il buio. Forse
neppure la vede. Gli sconosciuti non si vedono.
Passano l'uno accanto all'altro ogni giorno.
Poi muoiono senza mai conoscersi. Quindi l'interrogativo,
anche per lo sconosciuto (tu pure ti stai perdendo):
cosa scegliere?
SOGNO- REALTA'-ENTRAMBI
Correvano tutti e tre insieme e si asciugavano
come cera sul suo petto, in un amaro stato di
grazia. Lo sconosciuto si alza dal letto e con
naturalezza , senza alcun velo ( lo so, riesco
a vederti) attraversa lo schermo liquido dello
specchio che lo spia. La sconosciuta si distende
sul letto di lui ( stai proprio per perderti).
Uscì e cominciò a percorrere un lungo corridoio
( stai per perderti, guardati alle spalle).
Ma non smarrì l'orientamento e proseguì. Il
marmo freddo del pavimento le provocava brividi
silenziosi. Accennò un leggero tremore ma seguitò
sulla scacchiera. S'arrestò davanti ad una porta.
E' socchiusa ed entrò. La sua logica razionale
lo strozzava. Era troppo tardi per capire. Trovò
il letto vuoto, sgualcito, sciupato.Si girò
verso lo specchio per guardarsi e vide che c'era
del liquido sotto di esso. Aveva solo voglia
di stare nella sua inumana solitudine altezzosa.
Uscì dalla camera per entrare in quella che
gli stava di fronte. La porta era socchiusa
. Entrò. Trovò il letto della sconosciuta vuoto.
Pieno di amnesia. Tornò indietro. Inavvertitamente,
s'appoggiò allo specchio. Né sentì tutto il
fresco quando l'attraversò. Si trova davanti
all'interrogativo:
SOGNO- REALTA'-ENTRAMBI
La porta si apre ed entra
la sconosciuta. Lo sconosciuto sul letto riverso,
con la schiena nuda , bagnata dallo schermo,
l'osserva.
- Parli?
- le chiede
- c'è una ragione alla tua visita?
- Non sono qui per il tuo corpo.
- Non sei qui per quello, e per cosa allora?
- Imploro, con discrezione, il riposo fra
le tue lenzuola. Anelo un sonno che mi lasci
il segno. Che mi si aggrappi ai fianchi e
mi lasci inerme la mattina seguente.
- La mattina seguente…parola orribile…
- Orribile…ma che rinforza l'idea dell'idillio…
- Quindi all'idillio segue l' orrore del dopo?
- Il dopo esiste ed io chiedo riposo.
- Solo quello, dunque?
- Altro non domando.
- Riposo mero e vuoto.
- E lo voglio senza sogni. Solo qualche briciola
di buio sotto le mie palpebre, che mi faccia
da velo per i miei segreti rimorsi.
- Sono tanti.
- Stanno sotto una palpebra…
- Mi lasci insoddisfatto prima e dopo il sonno?
- Altro non ti devo. Tu puoi ancora gustare
le tue menzogne e nel nulla del mio non darmi
a te , puoi disegnartele sui polpastrelli.
Per ogni mia menzogna uno schizzo d'inchiostro
sulle tue mani sono il segno più palese della
tua sterilità.
- Nulla, ovvero?
- Nulla.
- Sei così sciupata da non concedere altro
che il nulla? - Non vedo altro, attorno. Tu
cosa concedi?
- Il sonno. Sdraiati e nel pieno della mia
sterile noia, ti accompagno nell'intima consuetudine
di un baratro, consumato assieme.
- Sarò inerme domani mattina?
- Lo spero per entrambi ( scacco matto, vi
siete persi)
Già………
Entrambi
( è la mite soluzione )
Spazio - respiro - immaginazione
La pagina discretamente attende la fine
Entrambi gli sconosciuti giacciono inermi fra
le lenzuola. Respiri profondi d'angosciosa resa
riempiono la stanza. Le notti d'inverno sono
lunghe per cui la luna continua deridere la
loro schiena. - Ti lascio al tuo Golgota - pensa
la sconosciuta alzandosi con le impronte di
lui dappertutto. Non vi è più luogo inesplorato.
Si alza lasciando la porta socchiusa , esce
dalla porta . Lo sconosciuto improvvisamente
si desta. Fredde sente le mani e tutto il corpo.
Si avvolge nei lenzuoli. Si tocca la testa e
senti i capelli spettinati. L'ansia irreale
della tempesta appena lasciata. Sente solo un
rassicurante calore che gli rinfranca le palpebre.
Si volta e si vede solo. Avvolto dalle lenzuola
si alza dal letto. Vede la porta socchiusa.
Si gira verso lo specchio. Ora è rigido. Anche
lo sconosciuta dall'altra parte lo vedeva uguale.
Lo sconosciuto vorrebbe conoscere le ragioni
per cui la sconosciuta ha rimorsi per poterli
infilare nel suo fianco, proprio appena sotto
il cuore. La sconosciuta se ne lava le mani.
Senza alcuna ragione avendole percentualmente
meno del resto. Anche i luoghi dello sconosciuto
non sono più inesplorati. ENTRAMBI sono nella
loro inumana solitudine. Lo specchio non riflette
altro che loro stessi. Quell'immagine solita
che ogni giorno, ogni istante , si sciupa. Con
più o meno nobile pregio. In fondo l'interrogativo
resta:
SOGNO- REALTA'-ENTRAMBI
Perché gli sconosciuti , in uno dei tre stadi
, continuano ad incontrarsi. Finiti i miei rimorsi
, capisco di essere io la sconosciuta. Lo sconosciuto
è il resto del mondo. Ed In fondo all'interrogativo:
SOGNO- REALTA'-ENTRAMBI
Trovo tanti luoghi inesplorati
e la derisione incostante della luna. Che
sente e che cambia l'ordine di questi tre
elementi di continuo. Quindi altro non resta
che trovare quello più vicino all'inumana
solitudine. Possibilmente non già in possesso
dello sconosciuto.